Le monete della Repubblica Romana (1798 – 1799)

Mostra organizzata dall’Accademia Italiana di Studi Numismatici, catalogo a cura di Fiorenzo Catalli

 

di Giuseppe Ruotolo

 

    La prima mostra che l’Accademia Italiana di Studi Numismatici presenta quest’anno a Vicenza Numismatica 2007 per certo contribuirà alla migliore conoscenza de “Le monete della Repubblica Romana” che fu proclamata alla fine del XVIII secolo. La pace di Tolentino non poteva che essere una tregua passeggera fra due opposti sistemi politici. Il 29 gennaio 1798 l’armata francese comandata da Berthier, succeduto al comando a Napoleone, entra nella operazione bellica. Il 10 febbraio, a Roma, la fortezza di Castel Sant’Angelo si arrende e cinque giorni più tardi fu proclamata la Repubblica Romana. Pio VI fu obbligato a prendere la via dell’esilio; si rifugiò a Valenza dove morì il 29 agosto 1799. La presenza dei francesi a Roma suscitò comunque il formarsi di una coalizione contro gli occupanti estremamente agguerrita sicché in data 29 settembre 1799 il generale Garnier fu costretto ad impartire l’ordine di evacuare la città. Questa ritirata segnò la fine della Repubblica Romana.

   L’esposizione numismatica a Vicenza è frutto dell’impegno di due prestigiosi cultori del settore: l’architetto Stefano Bertuzzi che deve essere considerato fra i più qualificati esperti del settore e il dottor Renzo Bruni che è anche l’autore della più recente opera scientifica del ramo.

    L’esposizione è accompagnata dal catalogo, il XVI della collana dell’Accademia, che è stato curato dal professore Fiorenzo Catalli: un nome prestigioso in campo numismatico, del quale è nota la sterminata bibliografia che però ha interessato sin ora prevalentemente il mondo antico, sicché è vivo interesse poter apprezzare questo contributo che L’Accademia propone, frutto comunque dell’incontro di cultori del settore di diversa formazione.

    La mostra e il catalogo “Le monete della Repubblica Romana” si collega idealmente ad una delle prime esposizioni di materiale scientifico curate dall’Accademia, quella in cui furono mostrate le grandi monete di argento dei Borboni di Napoli, con la quale si intese celebrare, nel 1999, il bicentenario della effimera Repubblica Napoletana e che largo consenso di pubblico e di critica riscosse ed il cui catalogo è in effetti esaurito da tempo. In effetti anche le monete della Repubblica Romana sono figlie della Rivoluzione Francese, sicché le due mostre sono legate da un filo rosso che si identifica in ideali di libertà, eguaglianza, solidarietà e che in campo numismatico si può individuare nel tentativo, frustrato in entrambi i casi, di migliorare la qualità e il numero di moneta circolante, e dunque di migliorare le condizioni del popolo. In effetti in quel periodo nello Stato Pontificio la carenza di moneta circolante e la incapacità a fare fronte alla situazione con la attività delle sole zecche di Roma e di Bologna spinsero le autorità a favorire la circolazione delle cedole del Banco del Monte di Pietà e del Banco dello Spirito Santo con pieno potere liberatorio e a decretare l’apertura di nuove officine monetarie che in effetti furono rapidamente istituite ad Ancona, ad Ascoli, a Civitavecchia, a Fano, a Fermo, a Foligno, a Gubbio, a Macerata, a Matelica, a Montalto, a Pergola, a Perugia, a San Severino, a Spoleto, a Terni, a Tivoli e a Viterbo.

    La produzione si concretizzò non solo in monete di rame, ma anche monete di mistura del valore di 4, 6 ed 8 baiocchi e qualche grande nominale in argento. Ripetuti decreti di svalutazione delle monete e la riduzione del titolo di fino nelle monete di mistura che si determinò nel breve volgere di tempo determinarono confusione, intralcio nella circolazione, disordini e speculazioni.

    A tutto questo si deve aggiungere la grave circostanza che in diverse officine monetarie gli appaltatori della fabbrica delle monete non si attennero ai quantitativi fissati nei contratti ma coniarono arbitrariamente a proprio beneficio, spesso ponendo in circolazione esemplari molto distanti dal possedere i caratteri metrologici e ponderali fissati. Nella esposizione non solo una grande varietà di “madonnine” e di “baiocchi” ma anche alcuni scudi romani: tutti i pezzi presentati abbinano alla buona conservazione, circostanza già pregevole per se stessa, la rarità che per alcuni esemplari è eccelsa giacché si conoscono solo pochi pezzi ma nella rassegna vicentina molte saranno le monete addirittura inedite presentate, come il caso dell’eccezionale scudo romano del 1798. Pertanto con la promozione di questa ennesima mostra l’Accademia Italiana di Studi Numismatici contribuisce concretamente alla effettiva conoscenza di tutta la monetazione prodotta in quel turbinoso periodo. Ma non solo monete, giacché saranno presentate anche tipi diversi di cedole ed assegnati emessi dai Banchi di Roma.

    È la prima volta che un insieme così vario e pregevole, espressione di un momento particolare nella formazione della nostra Patria, viene presentato ad un pubblico di esperti che certamente non mancherà di apprezzarlo. Per i cultori del settore il catalogo a stampa rappresenta un originale contributo di studio da non perdere.