STATERI INCUSI DI TARANTO

di Giuseppe Ruotolo

 

     La monetazione incusa, pur essendo un fenomeno unitario in quanto interessa uno specifico ambiente in un determinato tempo, presenta accanto ad elementi comuni  note distintive caratteristiche nell’ambito di ogni serie.

     Sono stati descritti quattro gruppi principali di emissioni, ciascuna apparentemente caratterizzata da un proprio sistema ponderale, che rinvia a situazioni di origine diversa, distinguendo così emissioni a:

 

1.      Sibari con le città che attraverso il tipo monetale le si agganciano ( i centri di emissione delle serie Σιρινος – Πυξοεσ , Αμι , Σο ), Crotone, Caulonia e Metaponto;

2.      Poseidonia;

3.      Reggio, e contemporaneamente Zancle;

4.      Taranto.

 

     Negli ultimi anni del VI secolo, dopo la distruzione di Sibari, le zecche della Magna Grecia che avevano battuto monete con la particolare tecnica che noi definiamo con la parola incusa, attuano al loro interno un cambiamento radicale che ancora una volta le accomuna e fa della monetazione incusa un fenomeno unitario. In effetti si dismette l’uso di un tondello sottile e si emette moneta usando un tondello più spesso e con diametro più piccolo rispettando in tal modo i valori ponderali. A questo secondo periodo della monetazione incusa sono assegnate tutte le monete della zecca di Taranto che si presentano battute con questa particolare tecnica, giacché mostrano tutte un tondello spesso.

         Il problema delle origini della monetazione tarantina e della prima fase del suo sviluppo ha attirato l’interesse degli specialisti nella seconda metà del XX secolo.

        In questo ambito si segnalano il lavoro di L. Breglia: Le incognite della monetazione incusa tarantina negli Atti del V Congresso Storico Pugliese [Archivio Storico Pugliese, VIII, 1-4 (1955), Bari 1958] inteso soprattutto a inquadrare criticamente tale monetazione nel più vasto ambito delle emissioni incuse della Magna Grecia e l’articolo di H. Cahn: Early Tarentine Chronology, in Essays in Greek Coinage presented to St. Robinson, Oxford 1968, 59-74. Ma il suggerimento di Cahn di attribuire agli inizi della monetazione tarantina una data compresa fra il 520 e il 510 a.C. può essere difficilmente accolta, anche perché il confronto stilistico e tecnico con gli incusi di Lao e con le monete di Παλ – Μολ sembrano essere tutt’altro che pertinenti. Al periodo successivo alla distruzione di Sibari  sono state datate da C. M. Kraay le più antiche emissioni di Taranto, di breve durata e caratterizzate dall’impiego di un tondello notevolmente inspessito, del tutto sconosciuto agli incusi anteriori alla caduta di Sibari: Taras, éponime de Tarante, in Monnaies et colonisation dans l’Occident grec, Bruxelles 1965, 89-96.

     Oltre a quello cronologico da tempo è stato dibattuto il problema dell’organizzazione ponderale delle prime monete di Taranto. Dallo studio del poco materiale conosciuto si è rilevato l’addensarsi dei valori intorno a grammi 7,90 circostanza che dimostra che le serie incuse di Taranto, unicamente costituite da stateri, erano impostate secondo il “sistema delle colonie achee” e toglie validità a vecchie ipotesi che il sistema ponderale tarantino fosse strutturalmente diverso dalle altre città dello Ionio e in rapporto ad una sfera di interessi facente capo all’entroterra indigeno.

     La tipologia, caso eccezionale in Magna Grecia, non è uniforme.

     Una prima serie infetti, presenta in rilievo ed in incuso una figura virile, nuda, con un fiore nella mano destra e una lira nella sinistra, rappresentata in atteggiamento di corsa secondo la convenzione arcaica largamente documentata in tutta la tradizione figurativa greca.

      Una seconda serie presenta il tipo del giovane a cavallo del delfino, che a partire da quel momento diverrà il caratteristico parasemon della moneta della città.

     Una terza serie, infine, combina i due tipi precedenti su una stesa moneta.

     L’interpretazione dei tipi non è stata sempre univoca. Per la figura con fiore e lira è ormai quasi universalmente accettata l’identificazione con Apollo Hyakinthos.

     Quanto al tipo del giovane sul delfino permane tuttora l’incertezza tra l’identificazione con l’eroe eponimo Taras, fondata sulla testimonianza di Aristotele, citata da Polluce e quella con l’ecista Phalanthos, documentata da Pausania.

    Nella particolare mostra “Una Perla” è possibile osservare bel due esemplari di stateri incusi di Taranto con la immagine dell’ecista Phalanthos su ambedue le facce del tipo, pur con le variazioni che sono tipiche di questi pezzi.

     Dopo aver presentato nella edizione di VICENZA NUMISMATICA 2005 uno statere incuso di Sibari con la legenda NUKA, dunque un pezzo a tondello largo, in questa successiva edizione di VICENZA NUMISMATICA si presentano ben due esemplari a tondello stretto.

 

TARENTUM, statere incuso.

 

     La documentazione scientifica che accompagna questa esposizione potrà essere acquisita da parte dei visitatori a titolo non oneroso presso il padiglione della Accademia Italiana di Studi Numismatici.